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50 anni di attività
E' storia ma sembra già leggenda.
Può succedere, in un mondo che gira sempre
più vorticosamente, che vuol aggiungere fretta
alla fretta, che giorno dopo giorno escogita qualcosa
di nuovo per accelerare, per sorpassare, per rimuovere.
E per dimenticare.
Così, se mode travolgenti vengono
bruciate ancor prima della stagione che le ha viste
affermarsi, se ideologie apparentemente destinate
all' eternità scompaiono nel giro di qualche
lustro, se perfino le solide basi della società
- che per secoli avevano regolato i ritmi della vita
- vengono scalzate dall' impeto travolgente delle
nuove generazioni, ecco che avvenimenti risalenti
a cinquanta anni indietro assumono i contorni del
Mito.
Cinquanta anni.
Una storia che ha inizio all'incirca alla metà
del XX secolo e, con immutata volontà e medesimo
impegno, ma rinnovata e giovanile energia, si lancia
nel nuovo millennio.
Un approccio nato dal caso... dalla
passione... forse dal Fato, che così aveva
deciso. O magari da un mix di tutti questi elementi.
Chissà.
Era il 1955.
Un'Italia ancora in ginocchio, un'economia prettamente
agricola, una cultura che ne era la diretta emanazione,
con poche ma solide certezze, poco o punto propensa
a tutto quello che non si potesse agevolmente contare
o misurare e chiusa a doppia mandata dinanzi a ciò
che non fosse di facile e immediata comprensione.
Un'Italia che, ancora lontana dal pensare a future
Seicento o Cinquecento a percorrere immaginarie autostrade,
si immedesimava nel film di Vittorio De Sica "Ladri
di biciclette" e affidava i sogni di una prossima
motorizzazione alla Vespa e alla Lambretta. In un'Italia
così, quale molla - il caso? la passione? il
Fato? - poteva spingere un giovanotto di un paesino
della pianura Padana a organizzare mostre di pittura?
Significava lanciare una sfida a tutta la mentalità
dominante, significava affrontare scetticismo e incredulità,
sopportare derisioni e compatimenti, significava parlare
di Arte Moderna a chi accantonava un gruzzolo per
acquistare un cavallo o una vacca, significava rischiare
l' isolamento.
A Villimpenta, 1800 anime in provincia
di Mantova, un puntino e solo nelle carte più
dettagliate, c'era una piccola industria per la lavorazione
delle erbe palustri.
Nulla o quasi per i giovani rampanti di oggi, ma una
piccola ricchezza (e nemmeno tanto piccola) per i
tempi e per la famiglia che la dirigeva: Romano Stefanini
con la moglie Gina.
E, malgrado la reticenza di papà Romano, a
dispetto della scarsissima convinzione (ed è
veramente un eufemismo!), spinto dall'appoggio di
mamma Gina, proprio il benessere garantito dall' azienda
di famiglia consentì ad Arvedo le prime scorrerie
nel mondo dell'Arte, con l'organizzazione di mostre
alla Galleria d'Arte "Gonzaghesca" di Mantova.
Nacque per questo, nel 1955, la Galleria d'Arte
EIDAC (acronimo di Ente Internazionale Di Arte
Contemporanea), con sede al n. 8 di via Morigi, Milano.
Per Arvedo, sin d'allora sempre supportato dalla preziosa
collaborazione della moglie Anita, la realizzazione
di un vecchio sogno - il poter disporre di uno spazio
tutto suo nel quale ospitare gli artisti che nel frattempo
aveva conosciuto - costituì una formidabile
iniezione di fiducia nonché una dirompente
spinta propulsiva. Con la collaborazione di critici
come C. Munari, R. De Grada e M. de Micheli,
vennero organizzate mostre davvero straordinarie:
la prima, "MOSTRA DEI
MAESTRI" con opere di Morandi,
De Chirico, Carrà, Rosai, Soffici, Sironi,
De Pisis; la successiva "MOSTRA
GENERAZIONE DI MEZZO" ospitò
Guttuso, Morlotti, Sassu, Cassinari, Birolli, Migneco;
la terza mostra, "I
GIOVANI", impose all' attenzione generale
Brindisi, Treccani, Rognoni, Dova e Crippa;
infine, a completare l'excursus generazionale, fu
la mostra "LE PROPOSTE"
che costituì il trampolino di lancio di Baratella,
De Filippi, Tinè, Bonalumi.
Correva l'anno 1961. L'Italia
celebrava il suo centenario, Torino ospitava l'esposizione
denominata proprio "Italia '61",
le cerimonie e i festeggiamenti si susseguivano. In
teatro, Modugno e Delia Scala con "Rinaldo in
campo" e Renato Rascel e Gloria Paul con "Enrico
'61" facevano ogni sera il tutto esaurito ricordando
agli Italiani i primi cento anni della loro storia
unitaria.
Si era nel pieno del boom economico
e un boom fu anche l'avvio della galleria nella nuova
e prestigiosa sede di via S. Andrea 3. La prima mostra,
una personale di E. Morlotti organizzata da O.
Patani, ottenne un tale successo di critica e pubblico
da affermarsi come l' evento artistico più
rilevante del periodo; subito dopo fu la volta di
una personale di Xavier Bueno e a seguire un
altro appuntamento eccezionale, grazie anche alla
grande collaborazione della galleria Schettini, con
l'accoppiata Dova e Crippa. Quindi, con il
supporto del critico Dino Villani e di Sergio Negri
di Guastalla, venne ospitato un personaggio così
particolare che solo a distanza di anni se ne sarebbe
compresa appieno la grandezza: Antonio Ligabue.
Nel 1970 la galleria
si trasferì nel nuovo indirizzo di piazza Mirabello
4. La sede era stupenda, le manifestazioni che vi
vennero ospitate altrettanto. Fin dall'inaugurazione
- celebrata dal sindaco Aldo Aniasi - fu un susseguirsi
di eventi memorabili: si spaziava da una collettiva
di Maestri e Proposte a una rassegna di vecchi disegni
di Remo Brindisi, da un "Eduard Pignon
- tempere e oli" alla personale di Renato
Guttuso. E poi, E. Treccani, E. Scanavino, D.
Purificato, B. Cassinari con il suo "Satyricon".
La Galleria Pace di questi anni costituì il
più importante punto d'incontro cittadino tra
artisti, critici e personalità varie. Incontri
casuali si trasformavano a volte in duraturi e perfino
storici sodalizi, così come una semplice divergenza
di opinioni poteva significare la fine di una vecchia
amicizia: si può ben dire che dai suoi locali
siano passati tutti i nomi e le personalità
più rilevanti dell'arte, della cultura, della
politica, dell'economia degli anni a cavallo tra i
'60 e i '70. Un periodo entusiasmante, vitalissimo,
febbrile, che vide anche il pieno inserimento nellattività
del figlio di Arvedo, Gimmi.
L'attività prese nuovo vigore.
Iniziò l'esecuzione di aste, delle quali
Gimmi Stefanini ha sempre fatto il banditore
e che hanno ampliato la fama ed i confini della galleria;
nel contempo fu possibile partecipare alle più
importanti vetrine nazionali oltre che, naturalmente,
proseguire nella normale attività di mostre
personali e collettive.
Il 1986 fu l'anno
di una nuova e fondamentale svolta: la Galleria ormai
totalmente curata da Gimmi Stefanini, si stabilì
nella nuova e prestigiosa sede di piazza San Marco
1, nel cuore di Brera.
Si ripartì con personali di Brindisi,
Cassinari, Tozzi, intercalandole con mostre collettive
in permanenza; nel frattempo venne incrementato il
programma delle vendite allasta. Verso la fine
degli anni '90, è ormai storia di oggi, si
intraprende il cammino di un'opera titanica: la creazione
del catalogo completo delle opere
del Maestro Remo Brindisi, con la pubblicazione,
edita dalla Galleria stessa, dei relativi volumi che,
previsti nel numero di quattro, sono giunti al momento
al tomo n. 3. Viste la serietà a la qualità
del lavoro svolto, anche il figlio di Roberto Crippa,
Roberto jr. ha poi deciso di conferire alla Galleria
lo stesso incarico per quanto riguarda le opere di
questo grande Maestro.
Mezzo secolo. Dalla geniale e folle
intuizione di Arvedo allespansione propiziata
dal figlio Gimmi, coadiuvato da sempre dalla moglie
Rita ed ora terza generazione inserita nella
società dalle figlie Liria e Chiara
nonché da uno staff di collaboratori di assoluto
rilievo, la Galleria Pace ha raggiunto un traguardo
invidiabile percorrendo un cammino non sempre facile
ma costantemente nel segno della coerenza.
Nel ricordare sia pur velocemente
questi cinquanta anni di storia, non possiamo
non sentirci orgogliosi di quanto è stato realizzato
e, nel contempo, non avvertire la responsabilità
di considerare tutto ciò non come un punto
di arrivo ma come base per unulteriore storia
da vivere. Già attrezzata per i nuovi orizzonti
aperti dalla globalizzazione dei mercati e dal commercio
elettronico, la Galleria Pace è pronta alle
sfide del terzo millennio.
Affrontarle nel rispetto della nostra tradizione della
professionalità e della qualità che
ci contraddistinguono sarà sempre il nostro
primo e irrinunciabile impegno.
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